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Stay hungry (1/11/11)

«Chissà che numero siamo» dice l'uomo tanto per rompere il ghiaccio col ragazzo che gli respira sul collo da due ore.
«Boh», risponde il ragazzo sbuffando, mentre con un leggero ma deciso movimento di anche cerca di scansare la grassona alla sua destra, che lo opprime con l'odore speziato delle sue ascelle.
«Scommetto che tra i primi cento ci rientriamo», fa l'uomo.
«Speriamo. Sinnò me sparo», sospira il ragazzo.
La grassona intanto gli si è riaccostata ai fianchi e gli preme sulle anche col suo grosso culo bulboso.
«Che fame», si lamenta l'uomo.
«Che sonno», risponde il ragazzo. «Me so' svejato a le due pe' sta' qua a le cinque... E nun spigne!!» urla alla ragazza che lo ha completamente schiacciato alla transenna.
«Cazzo vuoi», mugugna lei tra i denti.
I carabinieri fermi ai cancelli del Trony guardano il lungo fagotto di gente strizzata tra i due lati delle transenne. Uno di loro sbadiglia, tira un calcio a un sassolino.
L'uomo cava fuori dalla tasca del piumino il giornale con la pubblicità del nuovo Trony di ponte Milvio. Ripassa tutte le superofferte a prezzi stracciati, poi si sofferma sull'iphone4 a 399 euro per i primi cento fortunati della fila.
«Mi serve per mio figlio», dice al ragazzo tamburellando con l'indice sulla foto dell'iphone.«Dice che è troppo bello».
«Bello? Strafigo!», risponde pronto l'altro. «'Na cosa così figa te svorta la giornata. E pure la vita. Si nun so' fra i cento te giuro che spacco le vetrine».
In quel momento i cancelli si aprono e un ooooohhh! generale si leva da un capo all'altro della fiumana di gente in attesa. I piedi cominciano a scalpitare, i corpi smaniano. Il lungo fagotto compresso tra le transenne si prepara ad esplodere.
Alle spalle del ragazzo due tipi cominciano a insultarsi. Vola uno schiaffo, poi un calcio agli stinchi, poi ancora un «Mortacci tua, mo' te corco», «A chi corchi? Stavi dopo di me, stronzo!». In una frazione di secondo i due sono l'uno sull'altro in uno sguaiato groviglio di arti, da due diventano tre, poi quattro, cinque. I carabinieri si lanciano nella rissa, districano i corpi, li trascinano come sacchi sgonfi fuori dalla fila.
Dopo una reciproca occhiata i due agenti della sicurezza alla testa della fila aprono le transenne e la piena sgorga fuori come aria compressa. Come un lungo millepiedi marcia decisa verso i cancelli, i corpi più lenti vengono trascinati dall'onda, perdono l'equilibrio e si accalcano in amplessi indesiderati, le braccia spingono, i talloni schiacciano.
«Ahiaa! Ahiaaaa!» urla con voce di corvo la grassona calpestata da piedi ignoti.
Il suo grido di dolore nessuno lo ha sentito. Si è perso nel mugghiare della pazza folla affamata di bellezza.