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Le paralesbiche (3/5/11)

Ormai è impossibile non notarlo. Non c'è giornale mediamente patinato che non gli dedichi un servizio, un'intervista, o quantomeno un'allusione nella didascalia di una foto. Fa capolino nelle pubblicità, nei videoclip, e persino nelle paginate di gossip formato famiglia del televideo. È il fenomeno del lesbo-soft: star e starlette immortalate in atteggiamenti saffici, donne-peluche morbide e carezzevoli che si strofinano l'una all'altra come bambine, o come gattine, e ricreano un'immagine femminile di condiscendenza e disponibilità. Ma cosa c'è dietro?
Nel '77, Lea Melandri scriveva che l'omosessualità è uno strumento politico di liberazione femminile: «Nel rapporto sessuale con le altre donne», scriveva, «la donna ritrova il rapporto con la madre». Per una parte - quella più radicale - del femminismo di prima generazione, che teorizzava il separatismo assoluto tra i sessi, il maschio era il nemico e le donne che avevano rapporti sessuali con gli uomini venivano considerate devianti.
Nell'ondata saffica di ultima generazione, invece, non si invoca affatto il separatismo sessuale. Tutt'altro. Il materiale lesbo-soft che circola sui media è tarato su una fantasia erotica diffusa tra i maschi – cioè quella di assistere da spettatori ad un gioco erotico tra due donne – ,  ed è costruito su misura per agganciare e compiacere il pubblico maschile, più che quello femminile con tentazioni saffiche: non fosse altro perché i posti di potere nell'industria mediatica, come in tutti gli altri settori dell'economia e della società, sono irrimediabilmente occupati da uomini, e sono loro a dettare le linee e le tendenze editoriali.
Questo è il mercato del lesbo-soft dal punto di vista dei suoi produttori/consumatori. Ma il prodotto a che tipologia appartiene? Quale esemplare femminile si presta, in particolare, a rappresentare il lesbismo patinato con cui si baloccano i maschi?
Innanzitutto, le star che ostentano le loro esperienze saffiche ad uso e consumo del gossip mediatico non sono lesbiche vere e proprie, ma paralesbiche, ovvero lesbiche "a gettone", personaggi a cui il sistema massmediatico impone di incarnare l'ambiguità sessuale (divenuto l'ultimo baluardo della trasgressione erotica, ora che il libertinaggio eterosessuale non fa più notizia ed è ben tollerato, almeno nella prassi, persino dalla Chiesa). Quanto ci sia di spontaneo o di artefatto nelle performance saffiche delle star non è dato sapere: a sentire le interessate, queste tenere effusioni scambiate con una copine le sollazzano non poco e nascono dal profondo delle loro pulsioni più trasgressive. Sarà vero? Forse. O forse non per tutte. E comunque è meglio non dimenticare che i sistemi culturali sono abilissimi ad indurre bisogni coatti spacciandoli per esigenze naturali dell'individuo, come ad esempio accade, presso altre latitudini, a quelle donne impacchettate nel velo islamico convinte di indossarlo perché lo desiderano loro stesse. Pertanto, riguardo l'autenticità dei desideri paralesbici, ci sia concesso di malpensare.
Nell'identikit della star paralesbica non c'è traccia di quel lesbismo militante che negli anni Settanta si sposava (e talvolta si sposa ancora oggi) alle rivendicazioni femministe. Difendere i diritti civili degli omosessuali e dei diversi non è una priorità, per la paralesbica: l'unica diversità che l'appassiona è la sua. Lei aspira ad essere la più irriducibilmente diversa di tutte e sa che la via più breve per diventarlo è quella di far mostra di gusti sessuali irregolari (che nella nostra società incarnano la diversità per eccellenza): talmente irregolari che è impossibile rubricare la paralesbica come eterosessuale, né come omosessuale, e neppure come bisex. A confronto con lei, infatti, gay e bisex sono dei sedentari, hanno un'identità sessuale ben definita e un percorso sentimentale prevedibile e codificato, seppure non tradizionale (e nemmeno univoco come nel caso dei bisessuali). La paralesbica invece vuol essere persino oltre la bisessualità: i suoi sono solo estemporanei viaggi di andata e ritorno sull'altra sponda. Brevi parentesi. Apostrofi rosa. E nulla impedisce a questo curioso migratore, nel suo slancio pansessuale, di passare da un uomo all'altro, dall'uomo alla donna, di genere in genere e dal genere alle altre specie (vi ricordate il rottweiler sedotto da Asia Argento in "Go-go tales"?).
Il limite della paralesbica è quello di essere un prodotto funzionale al sistema, benché sotto le mentite spoglie di outsider. Allo scopo di perpetuarsi indisturbata, la nostra attuale organizzazione sociale è riuscita, con l'aiuto dei suoi tentacoli massmediatici, a convogliare nell'erotismo tutta la capacità eversiva che gli individui possono sviluppare. E così, la trasgressione sessuale è diventata la forma principale di disubbidienza, anzi l'unica conosciuta e praticata.
C'è stato un tempo in cui attraverso l'erotismo passava la rivoluzione e la liberazione sessuale era veramente capace di incendiare il mondo. Ma oggi che i tabù sessuali si sono quantomeno ridimensionati, la trasgressione erotica non solo non è più dirompente come un tempo, ma è persino innocua. Ed è per questo che il sistema, anziché osteggiarla, la alimenta.