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Il tentato suicidio di Mara Carfagna (20/11/10)
Al Ministero delle Pari Opportunità Mara Carfagna c'era arrivata da "femmina" (e cioè per meriti genitali, sfruttando il puro dato biologico dei suoi caratteri sessuali primari e secondari). E ora da "femmina" lo abbandona: "Mi dimetterò anche da Ministro, visto che il mio contributo pare sia ininfluente", piagnucola stizzita, malcelando la speranza che dal PDL si levi un coro di: "Ma no, Mara, cosa dici, sei indispensabile, se non fosse per te lo stalking mieterebbe più vittime della fame nel Ciad...". Uno sfogo da femmina, o femminuccia (un Ministro maschio si sarebbe ben guardato dal sottolineare la propria ininfluenza), che ricorda le lacrime della Prestigiacomo nel 2005, dopo che Berlusconi l'aveva pregata di non fare la bambina sulla questione delle quote rosa.
Insomma, le esponenti politiche di destra hanno rappresentato finora il grado zero della donna: tette, culo, tacchi a spillo, lacrime e vittimismo. Stereotipate, incapaci di comportamenti più evoluti di quelli connaturati al dato psicobiologico del femminile uterino. Anche nell'annunciare alla stampa le sue dimissioni con un mese di anticipo, la Carfagna ha agito in un modo che ricorda da vicino la mossa tipicamente femminile del  tentato suicidio (i maschi invece praticano direttamente  il suicidio, con più frequenza e meno esitazione delle femmine), un gesto eclatante che serve per attirare l'attenzione, segnalare un disagio,  invocare aiuto.  Così ha fatto Mara: non ha detto addio, ha semplicemente annunciato di voler mollare tutto, sperando di essere riacciuffata per i capelli in rianimazione. Riusciranno a salvarla? Magari coccolandola con qualche offerta o riconoscimento? O sarà proprio costretta a farla finita il 15 dicembre, come minacciato?
Queste le donne della destra. E i suoi rappresentanti maschi? Sono anche peggio. Nemmeno loro riescono a sollevarsi di un centimentro al di sopra del dato di natura: sono tutti uccello, coca/viagra (quando l'uccello non vola più alto come un tempo), machismo reale o metaforico (come il celodurismo padano). Adoratori della virilità aggressiva, specie di lanzichenecchi.
In questi anni di destra berlusconiana, i maschi e le femmine che vivono nell'habitat politico hanno compiuto una regressione in pieno allo stato di natura del maschile e del femminile intesi nel loro senso più povero e bruto.
A quando finalmente qualche androgino ai vertici delle istituzioni?