| Stimula |
![]() «Buongiorno amore», sussurrò Alba stirandosi languidamente tra le lenzuola, con la voce ancora calda di sonno.
Lorenzo era lì vicino a lei, seduto sul bordo del letto col vassoio della colazione appoggiato sulle gambe. Da mezz'ora scrutava il corpo addormentato di Alba, i lineamenti purissimi del suo viso, sul quale la prima luce del giorno spandeva una semina lievemente dorata. "Come sembra innocente", aveva pensato guardando il tenero broncio infantile che le labbra di lei assumevano nel sonno; e in un impeto di rabbia aveva stretto il manico del coltello con cui Alba ogni mattina imburrava le fette di pane disposte in un piattino sul vassoio. Poi, proprio in quel momento era suonata la sveglia: Alba aveva aperto gli occhi e aveva trovato Lorenzo affianco a sé, già alzato e intento ad osservarla; "Strano", aveva pensato, ma nell'indolenza del risveglio,aveva rinunciato a chiedergli spiegazioni, limitandosi a salutarlo amorevolmente. Quando ebbe finito di stiracchiarsi, Alba si tirò a sedere sul letto, ormai completamente lucida, e solo allora,guardando il suo uomo negli occhi si accorse finalmente che qualcosa non andava: un sorriso tristissimo sfigurava la faccia di Lorenzo come una ferita aperta e il suo sguardo sembrava vuoto di ogni calore. «Che cosa ti è successo?», domandò Alba preoccupata. Gli occhi di Lorenzo sfavillarono malignamente. «Hai anche il coraggio di chiedermelo?». E prima che Alba mettesse a fuoco la risposta, un pesante ceffone la colpì in piena faccia senza alcun preavviso. Il vassoio cadde a terra, mentre la tazzina di caffè venne sbalzata direttamente sul lenzuolo formando un lago nerastro. Istintivamente la ragazza si portò una mano alla guancia indolenzita e si rannicchiò addosso alla testata del letto, paralizzata dalla paura. Rimase così per un bel pezzo, con lo sguardo esterrefatto piantato su Lorenzo, senza dire nulla. Non era solo il terrore, l'umiliazione, il senso di impotenza di fronte alla brutalità a bloccarle le parole in gola: era la meraviglia dinanzi alla furia improvvisa del suo uomo. Un attimo prima lui stava lì immobile vicino a lei, col vassoio della colazione che le portava a letto come sempre nei momenti di amore più traboccante ... Cosa diavolo gli era passato per la testa nel giro di pochi secondi per indurlo a schiaffeggiarla in quel modo? Forse un pensiero ossessivo, bruciante, che arroventandosi nella sua mente alla fine era esploso in una brusca fiammata di violenza. «Cosa ti ho fatto?», mormorò infine Alba quando fu di nuovo in grado di parlare. Con un sorriso sprezzante, Lorenzo trasse dalla tasca della camicia la confezione argentata di un preservativo con la scritta "Stimula" e gliela sventolò sotto gli occhi. Alba fissò a lungo la bustina senza capire. «E cosa significa?». Lui la afferrò per le braccia scuotendola vigorosamente. «Ah, cadi dalle nuvole? E come fai a non saperne nulla visto che stava nascosto nel tuo cassetto?» gridò. Alba chiuse gli occhi e lasciò che la nuova ondata di violenza si esaurisse. Poi, con calma, rispose: «Non ho bisogno di nascondere nulla tra le mie cose. Forse è un preservativo del vecchio inquilino: sarà andato a conficcarsi tra un cassetto e l'altro ed è saltato fuori quando tu ci hai rovistato con la tua solita malagrazia. O forse semplicemente è tuo e non te lo ricordi». «Io non uso gli stimolanti!» le urlò in faccia Lorenzo scrollandola ancora più forte. Poi la sua voce si fece bassa e ringhiosa. «Ascoltami bene», le disse mentre le sue dita affondavano nelle braccia di Alba fino all'osso. « Lo sento che mi hai tradito e credo anche di sapere con chi. Non può essere una persona nuova, uno che compare per la prima volta nella tua vita: no, non avrebbe avuto la forza di strapparti a me e ad una storia come la nostra. E' qualcuno che viene dal tuo passato a reclamarti indietro, qualcuno con cui tu hai dovuto rompere controvoglia... ». I suoi occhi frugarono in quelli di lei alla ricerca di una conferma involontaria, ma Alba rimase impassibile. «Non far finta di non capire: è di Daniele che sto parlando!», gridò Lorenzo. «Di quello stupido che non ha avuto il coraggio di abbandonare sua moglie e che alla fine hai lasciato tu pur di smettere di soffrire. È lui che è tornato! E ora sta lusingando il tuo amor proprio ferito con nuove promesse, che ovviamente non manterrà mai. Tu però ci sei cascata lo stesso, di nuovo ... Povera idiota! Almeno abbi il coraggio di confessarmelo, per Dio!!». «Ho sbagliato a parlarti di lui», mormorò Alba con la voce spezzata. «Ma all'inizio non sapevo che la tua gelosia fosse così maledettamente paranoica». Poi all'improvviso si illuminò: «Ma scusa, se veramente avessi un amante, pensi che saremmo tanto stupidi da lasciare indizi così pericolosi nei cassetti?». Lorenzo non rimase particolarmente colpito dall'obiezione. «Va bene. Allora mettiamola così: Daniele sa che io frugo nella tua roba (perché tu gliene hai parlato, vero? della mia gelosia paranoica, come la chiami tu) e allora gli viene in mente di lasciare quell'affare di proposito nel tuo cassetto, sicuro che l'avrei trovato io. Hai capito il suo gioco, adesso? Voleva dirmi: "Guarda che la tua donna è di nuovo mia. Fatti da parte". Voleva ristabilire la precedenza, segnare il territorio. Quel preservativo è un messaggio per me». Alba scoppiò in una risata amara. «Che fantasia morbosa. E se l'avessi casualmente ritrovato io prima di te? Avrei scoperto il suo tranello e l'avrei messo con le spalle al muro. Non trovi?». «Il preservativo era nel cassetto dei maglioni invernali», rispose Lorenzo pungente. «Che motivo avresti avuto di aprirlo tu, ora che siamo in piena estate? Era più facile che lo aprissi io, sospettoso come sono». Negli occhi di Lorenzo brillò una scintilla di soddisfazione. Ora sembrava più compiaciuto del suo talento di investigatore che furente per il presunto tradimento. Ad Alba non sfuggì il luccichio nello sguardo di lui. «Ma tu mi ami veramente?». Il rancore per la violenza subita era svanito, lasciando il posto ad un profondo scoramento. «Sembra quasi che speri che io ti tradisca». La sua mano cercò quella di lui ma la trovò gelida e respingente. «Non cambiare discorso», disse Lorenzo con stizza ritraendo la mano. «Ci sono altre stranezze che accadono in questa casa e che ora mi dovrai spiegare. Per esempio: che significano quegli squilli del telefono, un trillo soltanto e poi stop, che riceviamo nei momenti più impensati?». Alba si accigliò. «Troppo facile spiegarli come banali errori nel comporre il numero, vero?», rispose beffarda. «Te lo dico io come vanno interpretati: sono segnali. Daniele è a casa da solo, la moglie è uscita. Ti squilla una volta per fartelo sapere; così, nel caso fossi sola anche tu, potresti richiamarlo». «È successo solo tre volte da quando viviamo insieme». «Appunto. Ben tre volte in due mesi. Sono troppe», rispose lui perentorio. Poi il suo sguardo si fece ancora più cupo. «Bene, bene, vedo che non hai mancato di notare gli squilli anche tu. Vuol dire che per te significavano qualcosa, altrimenti non li avresti memorizzati». E un nuovo imprevedibile schiaffo, più forte del precedente, si abbatté sul viso di Alba.
Lei si portò le mani alla faccia e scoppiò a piangere, lasciandosi cadere tra i cuscini. «Tu vaneggi ... », singhiozzò. «Ricomponi la realtà come ti pare e piace. Quello che dici è verosimile, ma non è la verità. E purtroppo io non ho mezzi per fartelo capire. Ho solo la mia parola, che però per te non conta niente. Sono impotente davanti a te, e ti odio per questo!», gridò disperata. Lorenzo si alzò di scatto dal bordo del letto. «Se rimango finirò per ammazzarti e non voglio sporcarmi le mani con una puttana come te. È finita. Preparo le valigie». «No! Ti prego, non farlo!», gridò Alba. Della sua dignità non le fregava più niente ormai. «Non posso più torturarmi così. Sono due giorni che macino queste idee, cercando di convincermi che sono solo mie ossessioni. Ma ora non ce la faccio più. Sono stanco». Lorenzo abbassò lo sguardo. Sembrava veramente stremato. «Ti prego, amore, rimani ... Ritorna in te», gli disse lei buttandogli le braccia al collo. Lui sentì il suo corpo flessuoso avvinghiarsi freneticamente a lui e non poté fare a meno di scivolare con la punta delle dita sulla sua lunga sottoveste di seta. Al contatto con quella stoffa fresca e levigata per un attimo si sentì rigenerato, come si fosse immerso in un'acqua lustrale. «Sei una schifosa bugiarda ... Perché mi ecciti così tanto?», le disse affondando la faccia nell'incavo del suo collo. E stringendola a sé la adagiò sul letto schiacciandola voluttuosamente col peso del suo corpo. Lei gli tolse la camicia dai pantaloni e cominciò a toccargli la schiena, prima delicatamente, poi affondandogli le unghie tra i muscoli fino a graffiarlo. «È così che fai con lui?», le sussurrò Lorenzo con gli occhi chiusi muovendosi su di lei come se volesse modellare la sua carne con tutta la potenza disordinata del suo amore. «Che facevo con lui. Forse.», lo corresse Alba, mormorandogli nell'orecchio. «Continua, ti prego, mi eccita da morire». Lorenzo gemette mentre lei cominciava a sbottonargli i pantaloni. «Forse, più di me, ti eccita Daniele», sorrise Alba. Lui sorrise a sua volta, e si rigirò con la schiena sul letto, mentre lei si sedeva a ginocchia piegate sulle sue gambe. «Dimmi che mi hai tradito ... Anche se non è vero». «Si, ti ho tradito», rispose lei, chinandosi sul suo glande. *** Quando lo squillo arrivò, Alba aveva appena finito di fare la doccia e aveva ancora l'accappatoio addosso. Lorenzo era uscito per andare al lavoro; ma prima era sceso un attimo dal fioraio sotto casa per portarle un mazzo di rose rosse, che ora svettavano in un vaso di cristallo sul tavolo da pranzo. |



